Azzurri, il futuro inizia dagli Euroindoor

03 Marzo 2021

Il team italiano è in Polonia, giovedì scatta la rassegna continentale di Torun. Una spedizione dalla doppia anima, composta da tanti esordienti e atleti già maturi. Con le Olimpiadi come destinazione

 

Il capitano Gianmarco Tamberi è il primo dei 44 azzurri a scendere in pedana agli Europei indoor di Torun, in Polonia, al via domani pomeriggio: il campione europeo indoor del salto in alto sarà in gara dalle 19 alla ricerca della qualificazione per la finale, prevista per domenica mattina. Nella prima giornata, in azione anche Antonino Trio per il primo round nel lungo (alle 19.08), Chiara Rosa per la qualificazione del peso (alle 19.15), Giulia Aprile e Ludovica Cavalli nei 3000 metri (batterie dalle 19.30), Pietro Arese, Joao Bussotti e Federico Riva nei 1500 metri (batterie dalle 20.20). La rassegna continentale mette in palio 26 titoli europei fino a domenica. Seguiranno comunicazioni sulle dirette televisive Rai Sport. 

di Marco Sicari

Quarantaquattro, sedici, due. Tre numeri che descrivono la squadra azzurra composta per affrontare i Campionati Europei indoor di Torun (Polonia), in scena da giovedì a domenica prossimi. Quarantaquattro convocati, equamente divisi tra uomini e donne, sedici dei quali (probabilmente un record in termini percentuali) esordienti assoluti in maglia azzurra. E due, infine, come le posizioni da capolista mondiale stagionale occupate da atleti azzurri alla vigilia della manifestazione (Tamberi e Iapichino, rispettivamente con il 2,35 e il 6,91 realizzati agli Assoluti di Ancona di meno di due settimane fa). Numeri ai quali potrebbero affiancarsene altri, a cominciare dal 7, che descrive le prove dell’Eptathlon, la gara multipla che vede finalmente un azzurro al via (Dario Dester, fresco di record italiano assoluto, 6076 punti, ottenuto anche in questo caso agli Assoluti di Ancona, al termine di una vera e propria battaglia con Simone Cairoli). Una nazionale ricca di storie e spunti d’interesse, quella selezionata dal DT Antonio La Torre, per la prima rassegna internazionale prevista nel (convulso) calendario dell’anno 2021. L’anno dei Giochi olimpici di Tokyo. 

Due sono dunque le anime di questa squadra azzurra: da un lato, la folta pattuglia di esordienti chiamata a confrontarsi, per la prima volta, sulla scena internazionale; dall’altra, un gruppo (ristretto) di atleti già maturi, che vanno a caccia di un risultato di rilievo. In mezzo, incredibile sintesi di indirizzi all’apparenza opposti, la 18enne Larissa Iapichino, ragazza che sta preparando la maturità ed ha appena ottenuto la patente di guida, ma che si presenta, seppure da esordiente, con il primo posto nelle liste mondiali del lungo 2021, in forza del 6,91 di Ancona che come noto le ha regalato in colpo solo il record del mondo Juniores (strappato al mito Heike Drechsler), il record italiano assoluto (eguagliato, in coabitazione con mamma Fiona May), e la qualificazione ai Giochi. Oltre ad una popolarità immediatamente divenuta esponenziale. Domani, vigilia di gara (debutto in programma venerdì per la qualificazione) pronuncerà la classica formula di giuramento alla maglia azzurra. Malgrado la leadership dell’azzurra, i favori del pronostico sembrano per la tedesca Malaika Mihambo, 7,07 di personale indoor, in inverno non andata oltre i 6,77; l’assenza della serba Ivana Spanovic determina l’uscita di un’altra sicura protagonista, ma il tema azzurro, in questa prova (dove si presenta anche la miglior Laura Strati, cresciuta fino a 6,66) è la curiosità per quanto potrà fare la “cucciola tra le leonesse”, Larissa la predestinata, alla “prima” da grande. Curiosità, e basta, perché la baby a Torun farà soprattutto un viaggio di “studio”. 

Sul fronte dei big, il nome forte è sicuramente quello di Gianmarco Tamberi, campione europeo indoor in carica (fu oro a Glasgow, due anni fa), e come già detto, capofila mondiale 2021 con 2,35. Gli avversari non l’hanno lasciato solo nel corso dell’inverno: con il bielorusso Nedasekau (2,34) e l’ucraino Protsenko (2,34, ma non in gara agli Europei in sala) sono state già battaglie al calor bianco, anticipo continentale di duelli che si ripeteranno, verosimilmente, anche in estate, sulla scena a cinque cerchi. Tamberi, come da lui stesso più volte sottolineato, ha la testa a Tokyo, la magnifica ossessione che lo perseguita dopo aver perso l’appuntamento con Rio, cinque anni fa, quando l’infortunio della notte di Montecarlo lo tolse dai giochi (e da un probabile podio a cinque cerchi) nella fase di discesa verso il Brasile. Nella costruzione del risultato olimpico, Torun rappresenta un passaggio importante, utile a Gimbo e al babbo coach Marco per valutare sia l’efficacia del lavoro svolto, sia l’intensità della carica nervosa a disposizione in un match di questo valore. 

Marcell Jacobs ha perso lo scettro di capolista europeo dei 60 metri solo un paio di settimane fa, quando il tedesco Kevin Kranz ha abbassato di un centesimo (portandolo a 6.52) il limite continentale stagionale detenuto dall’azzurro. Fin qui protagonista di una stagione superlativa: 6.53 di primato personale (a due soli centesimi dal record di Michael Tumi, 6.51) ed una serie significativa sia in termini quantitativi che qualitativi, contraddistinta da successi e piazzamenti internazionali (quinto al mondo nel 2021). Frutto di una nuova partenza di sorprendente efficacia (basata più sulle frequenze che sulle ampiezze), e di una fase lanciata che nelle scorse settimane ha lasciato spesso a bocca aperta. Per il bresciano di El Paso, Torun vale l’esame di maturità, sognando una conseguente stagione outdoor da urlo, possibilmente da sub-10 nei 100 metri. Ed una staffetta veloce che, con Filippo Tortu ed Eseosa Desalu, può far sognare.

E sogna anche Paolo Dal Molin, l’argento europeo (con record nazionale fissato a 7.51) dei 60 ostacoli di Goteborg 2013, riemerso finalmente dalle nebbie dopo anni di disgrazie fisiche, infortuni e conseguenti riabilitazioni, che lo hanno privato di quel profilo internazionale che avrebbe certamente ottenuto, se solo la salute lo avesse aiutato. Ora, Paolo è tornato: il 7.55 di limite stagionale gli vale una posizione di vertice continentale della specialità (occhio ai francesi, in particolare a Belocian, e al britannico Pozzi), e un buono per tornare a sognare in maglia azzurra. In tema di barriere, va tenuta d’occhio anche Luminosa Bogliolo. I 60 ostacoli, brevi come sono, non le piacciono, e probabilmente non si addicono nemmeno alle sue caratteristiche, capace com’è di esprimersi soprattutto nelle seconde parti di gara. Ma la ligure ha le stimmate della combattente, ed i recenti progressi – utili soprattutto in chiave outdoor – potrebbero portarla a recitare un ruolo da (parzialmente) inattesa protagonista.

Nell’alto donne, specialità che vive una singolare situazione di stallo generalizzato (saltano molto in alto le sole ucraine Levchenko e soprattutto Mahuchikh, quest’ultima addirittura 2,06 quest’anno) Elena Vallortigara e Alessia Trost potrebbero trovarsi a dire la propria anche oltre gli stagionali di 1,93 (Elena) e 1,94 (Alessia). Chi sta provando a ritrovarsi è Leonardo Fabbri, dominante nel 2020 (fino allo strepitoso personale di 21,99) e incappato nel Covid-19 durante la trasferta di preparazione invernale in Sudafrica; il virus gli ha tolto giorni di preparazione e sicurezze, ma i recenti progressi (20,46 a Padova lo scorso weekend) parlano di una condizione in crescita. Anche Tobia Bocchi, a 24 anni da compiere, sogna un graffio da ricordare nel triplo. I 17 metri sono sempre più vicini (16,89 quest’inverno), coglierli in una grande manifestazione avrebbe valore doppio.

Le storie da raccontare sarebbero tante ancora, passando per gli esordi di Chituru Ali (uno straordinario talento, sprinter da 198 centimetri e 49 e mezzo di piede), della campionessa europea juniores dei 100 metri Vittoria Fontana, o del piemontese-americano Robert Grant (che potrebbe far volare anche il quartetto della staffetta del miglio, con Edoardo Scotti, Vladimir Aceti, Lorenzo Benati), o del milanese (di Magenta) di origini ivoriane Franck Koua, vent’anni nel settembre prossimo (!). O dell’estro dei mezzofondisti Yassine Bouih e Pietro Arese, che hanno dato una scossa (con l’ottocentista Barontini) al mezzofondo veloce di casa nostra, mondo che ritrova in azzurro Federica Del Buono dopo sei anni. O ancora, dell'ennesima maglia azzurra collezionata dell'infinita Chiara Rosa. Ma è già tempo di scendere in pista e sulle pedane. A parlare, saranno tempi e misure. I numeri che più contano.

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