Steve Lewis, il più grande tra gli U20

10 Luglio 2018

Nei giorni dei Mondiali giovanili a Tampere, ripercorriamo la carriera del quattrocentista statunitense che nel 1988 vinse l’oro olimpico da junior


 

di Giorgio Cimbrico

Il miglior iscritto ai 400 dei Mondiali under 20 di Tampere ha 101 centesimi più di Steve Lewis, detto Piedone, per via della misura di scarpe, superiore a 45. Trent’anni fa, a 19 anni e poco più di quattro mesi, Steve diventò campione olimpico, primatista del mondo juniores (lo è tuttora) e eguagliò al centesimo il tempo di Lee Evans a Mexico ’68. Mica male per un ragazzino-ragazzone.

Lewis, una specie di fragore che aveva cominciato a brontolare ai Trials di Indianapolis, quelli del 10.49 di Flo-Jo: si era presentato con 45.68 e corse il primo turno in 44.61, la semi in 44.11, la finale in 44.37 strappando il terzo biglietto alle spalle di Butch Reynolds e Danny Everett che, vent’anni dopo Evans e Larry James, tornarono a mettere in scena un passo a due sotto i 44 secondi: 43.93 il bel Butch, 43.98 il gentile e raffinato Danny.

Questo capitava a metà luglio. Un mese dopo, al Letzigrund di Zurigo, Butch devastò il record del mondo, 43.29, lasciando Danny e Steve ai confini del secondo di distacco: 44.20 e 44.26. Che Reynolds potesse esser sconfitto nello scontro per la corona olimpica, era come immaginare la notizia che ogni buon cronista attende di mettere in pagina: un uomo ha morso un cane.

Ma il 28 settembre 1988, nella Seul ancora sconvolta dallo scandalo Johnson, Piedone morse Butch che aveva riposto un’infinita fiducia nella sua seconda parte, nella sua capacità di rimonta portata con gambe infinite. Ma i 400 sono una strana dimensione, un ambiente ostile, una zona di guerra: meglio sempre correrli con la bava alla bocca, incuranti dei mastini della fatica che inseguono.

VIDEO | 400: LA VITTORIA OLIMPICA DEL 19ENNE STEVE LEWIS IN 43.87 NEL 1988

A metà strada, avanti Everett, con Lewis vicino: Reynolds era sesto e lontano. Alla fine della seconda curva Everett stava esaurendo il suo slancio vitale ma senza andare in rottura, come uno stracco trottatore. Lewis in testa e Reynolds dietro sei metri, in piena caccia. Piedone tenne meno di mezzo metro su Butch, 43.87 a 43.93, e qualcosa in più su Everett che completò la tiercé degli americani in 44.09. Sorpresa, clamore, ma sino a un certo punto: nei primi due turni Lewis era stato il più veloce, 45.31 e 44.41, e dopo le semifinali, fatali al campione del mondo Thomas Schonlebe, aveva in sostanza pareggiato con Butch: 44.35 contro 44.33.

Tre giorni dopo, il 1° ottobre, Piedone avrebbe dato una forte mano alla 4x400 che eguagliò al centesimo, 2:56.16, il record mondiale dei “cavalieri del sogno” messicani. Negli split risultò il più veloce: 43.69 lui, 43.79 Everett, 44.74 Kevin Robinzine, 43.94 Reynolds. Lo stesso apporto sostanzioso, 43.5, lo diede quattro anni dopo a Barcellona quando un altro quartetto Usa con Andrew Valmon, Quincy Watts e un giovane Michel Johnson si sarebbe impadronito del mondiale in 2:55.74. Tre giorni prima Steve si era arreso al divino Watts concedendogli un margine storico per una finale olimpica, sette decimi, 43.50 a 44.21. Aveva 23 anni ma infortuni e disturbi virali avrebbero impedito al californiano di essere ancora se stesso.

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