Latini alla Stella Polare: ''Spensierati''

14 Maggio 2019

L'ostacolista reatina dei Carabinieri parla del rapporto con Andrea e Chiara Milardi, di Moncton e... "Alla mia famiglia devo tutto, mi hanno aiutato a tornare. Sogno il Mondiale"


 

Continuano gli appuntamenti con il progetto “A Scuola con gli Azzurri”: in visita alla Scuola di Atletica della Stella Polare, è andata l’atleta dei Carabinieri di Giulia Latini. Ai piccoli atleti della Scuola di Atletica, Giulia ha portato grinta, tenacia, carattere da vendere e solarità. I ragazzi e le ragazze, entusiasti, l'hanno invitata a tornare prima possibile. 

Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni nella vita di tutti i giorni?
La mia prima passione è l'atletica! Do tutto in funzione dell'atletica, sin da quando sono bambina. Diciamo che mi sveglio con la passione di andare al campo e di divertirmi. In realtà non ho molti hobby, mi piace cucinare e, forse, fare shopping. 

Come sei arrivata a praticare l'atletica leggera?
Devo tutto ad Andrea Milardi e non smetterò mai di ringraziarlo. Mi ha scoperto tramite la Scheggia Sabina ed è per questo che io do molta importanza all'atletica nelle scuole. Per me è fondamentale, perché oltre a far nascere la mia passione per l'atletica, ad oggi questo sport è anche un lavoro. 

Quindi pensi di fare il tecnico da grande?
Non lo so, perché ho dedicato tanto all'atletica e in realtà non so se sono portata per poter allenare. Con i bambini piccoli forse sì, ma magari a livello più impegnativo, nelle categorie cadetti, allievi, junior, non saprei dire. Sono un'ottima consigliera. Do consigli durante l’allenamento alle ragazzine che si allenano con me o comunque della mia società, la Studentesca Andrea Milardi Rieti. Quando ci troviamo dietro i blocchi o in gara, do loro consigli e le motivo molto. Questo sì, ma diventare un allenatore, questo ancora non lo so. 

Per te è stato facile fare lezione alla Stella Polare con i giovani della Scuola di Atletica?
Sì, mi sono trovata bene. Sono stata a mio agio: è come se fossi stata nel mio campo scuola, non ho trovato differenza, perché tutti gli istruttori sono miei coetanei, ho trovato una situazione simile a Rieti. Mi sono trovata a mio agio, prima di tutto con gli istruttori, poi anche con i ragazzi che sono stati entusiasti di fare qualcosa di nuovo e di ascoltare una persona e una figura “importante”, nuova per loro. 

Quando ti capita di vedere giovani in pista che devono allenarsi o che devono fare gare, che cosa ti viene in mente?
Sicuramente la bambina che era in me, la bambina piccola che si divertiva a correre e basta. Delle volte mi rimprovero di non riuscire ad essere spensierata. Quando si è più piccoli e non si hanno tanti pensieri in testa, le cose vengono più facilmente. Ogni volta bisognerebbe tornare ad essere bambini e correre spensierati. 

Ad un certo punto hai iniziato ad essere più veloce. Quando ti sei resa conto che eri più veloce, cosa è successo?
Sinceramente mi piaceva correre forte. E quando corri forte, arrivi per prima e attraversi il traguardo, te ne accorgi, anche vedendo la distanza che c'è con le altre. Questo mi piaceva, perché mi piace vincere. Venivo dal nuoto e quando iniziai a vedere che ero più veloce delle altre, non praticando atletica ma solo nuoto, mi sono accorta che avevo sbagliato sport. Quindi sono passata all'atletica e anche lì mi sono resa conto che correre veloce mi veniva facile. Poi più avanti ho iniziato a correre con gli ostacoli. 

Tu pratichi una disciplina, come gli ostacoli, molto tecnica: avresti voluto provare qualcos'altro o sei stata fortunata a incontrare gli ostacoli?
A dire la verità sono stata fortunata ad incontrare gli ostacoli, è stato sempre Andrea ad indirizzarmi alle gare che si fanno a livello regionale e a provare i 300 ad ostacoli. E riuscivo bene. Ho provato da ragazzina tante specialità, però non mi sono mai dilettata nei i lanci o i salti, ma più verso la corsa e la corsa con gli ostacoli. Da lì ho iniziato con le prime rappresentative con la Regione Lazio a fare i 300 ostacoli piano piano sono arrivati i titoli nazionali, le convocazioni in Nazionale e...


Dagli ostacoli poi sono tornata alla velocità pura, ma ad un certo punto mi sono detta: “Torno alla velocità con gli ostacoli”. 

Hai partecipato a manifestazioni internazionali importanti come i Mondiali Juniores sui 400hs nel 2010 a Moncton, cosa ricordi di quella manifestazione? 
È stata probabilmente una delle più importanti. Non ho avuto ancora mai la possibilità di indossare la maglia azzurra a livello assoluto e spero che questo momento arrivi presto. Quella trasferta mi ha portato ad avere una schiera di amici intorno e a fare gruppo con i ragazzi della Nazionale. Tutt'oggi ricordiamo, a distanza di anni, quei momenti. Nella gara non sono stata molto fortunata perché nella batteria trovai una situazione climatica non favorevole: un diluvio alle 9 di mattina. Comunque, nonostante ciò, riuscii ad avvicinare il mio personale. 

Quindi uno sport individuale come l'atletica diventa anche uno sport di gruppo? 
Sì, sì! In quella manifestazione feci anche la 4x400. Quando si indossa la maglia azzurra c'è qualcosa di magico: innanzitutto l'atleta stesso raggiunge un obiettivo importante che si prefigge ogni atleta; e magari dopo la maglia azzurra, gli Europei, i Mondiali e un domani le Olimpiadi. Indossare la maglia azzurra e rappresentare il proprio paese è una soddisfazione non da poco, che porti sempre con te. 

La gara più bella ed emozionante?
Ne ho avute parecchie, anche se erano gare poco importanti, magari le competizioni regionali stesse, mi hanno lasciato a livello di risultato, grandi emozioni. Come primo risultato posso dire il record italiano sui 150 da allieva: lì avevo la spensieratezza che, ad oggi ho, ma non in tutte le gare. Uno dei piccoli risultati che ho avuto ultimamente è stato nei 60hs: sono riuscita, quest'inverno, ad abbassare il tempo che avevo da diversi anni, realizzando un 8.32 alla prima gara. Purtroppo poi ho avuto un infortunio che non mi ha consentito di partecipare ai Campionati italiani. Probabilmente avrei dimostrato di poter fare meno. 

Quanto tempo dedichi all'allenamento, qual è la tua seduta di allenamento preferita e quella più odiosa?
Nel periodo invernale dedico all'allenamento tutta la settimana, anche due volte al giorno. Con Chiara (Milardi, ndr) differenziamo l'allenamento: la mattina con i pesi e nel pomeriggio tecnica, sia di corsa che di ostacoli e lavoro aerobico. Quest'ultimo, come tutti gli atleti sanno, è la parte più difficile, mentalmente e fisicamente. La seduta di allenamento che amo di più è la tecnica con gli ostacoli, perché so che lì posso migliorare, invece quella che mi piace meno sono i lattati. Per dire: quando finisco un lavoro di lattato non voglio che nessuno si avvicini, perché potrei essere molto odiosa. Lo riconosco!  

Hai nominato Chiara Milardi. Quanto è ed è stato importante il rapporto con Chiara sia dal punto di vista tecnico, che come crescita personale e come esempio?
Per me Chiara è molto importante. Lei mi ha visto crescere, io sono nata grazie ad Andrea e sono stata accolta nella sua famiglia, mi ha allenato e mi ha cresciuta. La specializzazione l'ho avuta con Chiara. Purtroppo abbiamo avuto dei piccoli litigi per po' di anni che c'hanno allontanate, ma questo allontanamento ha fatto crescere sia me che lei, lo abbiamo riconosciuto dopo che ci siamo ritrovate. Devo tanto a Chiara, perché anche ad oggi mi ha portato a fare dei risultati importanti per me, dopo un periodo molto buio a metà della mia carriera. Sono tornata grazie a lei e probabilmente il mio fil rouge è sempre stato lei. Da piccola è stata un’amica, una sorella e a volte anche una madre. Mi ha saputo consigliare, non solo a livello di atletica, ma in tutti i campi. Eravamo molto spesso insieme e ritrovarci oggi con una maturità diversa da parte di entrambe, sia personale che professionale, io da atleta e lei da allenatrice, è tanto. Capisco lei anche solo con uno sguardo e lei riconosce in me se qualcosa non va, abbiamo una bellissima sintonia. Questo negli anni può aiutare come non può.


Perché ci ha divise per un periodo, poi però siamo tornate più legate e più forti di prima! 

Quanto è importante il supporto della famiglia in una carriera agonistica sportiva?
Per me tanto, tutto. La mia famiglia mi ha aiutato tante volte e in tante situazioni a non mollare mai. Tornavo dagli allenamenti e piangevo. Lo dico sinceramente, avevo anche deciso di smettere e di uscire dal gruppo sportivo. Fortunatamente loro mi hanno aiutata a non mollare. Come atleta avevo toccato il fondo, e solo quando tocchi il fondo sai di poterti rialzare. L'atleta sa quando non va più e quindi comincia a domandarsi: “Senti che non va adesso? È il caso di andare a lavorare? Meglio? Almeno non rubo lo stipendio allo Stato?”. Mi sono fatta queste domande e anche qui la mia famiglia mi ha aiutata tanto. Mi hanno sempre ripetuto “Tornerai, ritornerai ad essere Giulia Latini, datti del tempo, ma soprattutto credi in te stessa”. C'è voluto un po'. Ora sono tornata e sto tornando a togliermi le mie soddisfazioni. Ho una famiglia abbastanza grande: mio fratello e mia sorella mi prendono in giro delle volte, quindi anche il solo ridere e scherzare mi fa capire che loro tengono a me. C’è mio padre che mi segue e mi accompagna da quando sono piccola in giro per tutta l'Italia a gareggiare, è un supporto che purtroppo non tutti hanno la possibilità di avere. Un genitore che ti accompagna alla gara e poi si mette in disparte e non entra nel tuo mondo, ma comunque ti accompagna, e dice “Ok, adesso tocca a te in bocca al lupo!”. Secondo me fa tanto. 

Il tuo atleta preferito che hai avuto come modello?
Così come primo impatto mi viene da ridere, perché ci scherziamo tanto anche al campo: è Steven Bradbury, ex pattinatore di short track che ha vinto le Olimpiadi per tanta fortuna,. Non dico di vincere le Olimpiadi, però con una botta di fortuna si può vincere. Il mio punto di riferimento sui 400hs è stata Benedetta Ceccarelli fin da piccola. Era il mio punto di riferimento, la vedevo fare il record italiano, correva molto forte, una persona molto umile. Un giorno mi avvicinai e le feci i complimenti. Durante il riscaldamento dei miei campionati italiani, ricevetti da un suo atleta, una lettera con scritto: “In bocca al lupo. Mi raccomando spacca tutto!”. Era lei, ed io li ho mi sono talmente esaltata ed emozionata: non mi sembrava vero. Conservo tutt'oggi questa lettera e lei lo sa benissimo. Bellissimo!  

Raccontaci un episodio divertente di gare a cui sei stata partecipe?
Diciamo che con la Studentesca Milardi Rieti ritorniamo ad essere civili, essendo la società di origine. Si torna ad essere un po' mattacchioni: esco un po' fuori dalla divisa, questo mi porta a uscire fuori dagli schemi. L'anno scorso è stata una grandissima emozione vincere il campionato italiano per società. Non siamo mai riusciti a farlo quando Andrea era in vita, ce lo ha sempre chiesto e lo ha sempre sperato. L'anno scorso abbiamo dato veramente tutto per poter vincere e questa cosa è successa, sia con le donne che con gli uomini, è stata l'apoteosi. Veder vincere due squadre a cui Andrea teneva enormemente, era la sua vita. Ho pianto, ho riso perché ci siamo truccati con i colori, sono tornata bambina, abbiamo fatto anche gli striscioni. 

I tuoi appuntamenti futuri?
Se tutto va bene, a fine maggio c’è il mio esordio. Purtroppo mi sono infortunata tre giorni prima del campionato italiano indoor e mi sono portata gli strascichi di questo piccolo infortunio. Veramente una stupidaggine, ma gli infortuni più sono piccoli più sono rognosi e forse per la troppa voglia di correre ho affrettato i tempi di recupero e mi sono portata dietro questo fastidio con delle piccole ricadute. Spero di fare la mia prima uscita fine maggio, al massimo primi di giugno. Obiettivi? Sono molto realista in questo: un campionato mondiale è forse un po’ lontano per la mia portata ad oggi, però io ci spero e ci lavoro tutti i giorni. Questo è il mio obiettivo, con cui mi sveglio la mattina per andare al campo. 

Adesso capiamo perché durante la tua lezione non c'è stato un ragazzino che sia stato seduto in disparte o che sia stato stanco: una grandissima trascinatrice come te, riesce a fare questo ed altro. Grazie Giulia per aver condiviso la tua esperienza con noi e per i tuoi racconti.
Grazie per la vostra ospitalità e prometto di tornare a trovarvi presto anche perché questo impianto, che non conoscevo, è bellissimo.

di Barbara Cioeta




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